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Come si sceglie un distributore digitale

Tutti consegnano alle stesse piattaforme. La differenza sta in cosa succede quando vuoi andartene, e in cosa non è scritto in prima pagina.

5 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Questo articolo non consiglia nomi: cambiano condizioni ogni anno, e una classifica scritta oggi mente fra sei mesi. Consiglia le domande da fare, che restano.

La prima cosa da capire: fanno quasi tutti la stessa cosa

Consegnare un brano a Spotify, Apple Music, Amazon e agli altri è un'operazione tecnicamente standardizzata. Tutti i distributori seri raggiungono sostanzialmente gli stessi negozi, negli stessi tempi.

Quindi la scelta non si fa su «chi arriva a più piattaforme». Si fa su condizioni economiche, controllo e uscita.

I due modelli economici

Canone annualeGratuito con trattenuta
PaghiUna cifra fissa all'annoNiente in anticipo
Trattenuta0 %Tipicamente 10-20 %
Conviene seIl brano genera più del canoneNon sai quanto genererà
Il rischioPaghi anche se non ascolta nessunoSe il brano esplode, paghi molto
Se smetti di pagareIl brano può sparireResta online
La riga da leggere per prima

Cosa succede se smetto di pagare il canone? Con alcuni servizi la musica viene ritirata dalle piattaforme. Vuol dire che tutti gli ascolti accumulati, i salvataggi nelle librerie delle persone, le playlist in cui sei finito — spariscono. E se ripubblichi dopo, riparti da zero.

Le nove domande da fare prima

  1. Che percentuale trattenete sugli incassi? E cambia nel tempo?
  2. Chi resta proprietario dei master? La risposta accettabile è una sola: tu.
  3. Cosa succede se smetto di pagare? Vedi sopra.
  4. Posso ritirare la mia musica quando voglio? In quanto tempo, e a che costo?
  5. Ci sono esclusive? Un contratto che ti impedisce di distribuire altrove va valutato con molta attenzione.
  6. Quanto è la soglia minima di pagamento? Alcuni non pagano finché non superi una certa cifra, e con numeri piccoli quella soglia può non arrivare mai.
  7. Ci sono costi per ritirare i soldi? Commissioni fisse sui bonifici possono azzerare incassi piccoli.
  8. Che report danno? Dati per paese, per piattaforma, per giorno, o solo un totale?
  9. Come gestiscono le rivendicazioni sui contenuti? Se qualcuno rivendica il tuo brano, cosa fanno?

Le funzioni che valgono davvero qualcosa

  • Split automatico dei pagamenti. Se il brano è fatto in più persone, il distributore paga direttamente ciascuno secondo le percentuali. Evita la situazione in cui uno incassa tutto e deve girare agli altri — che è la fonte di conflitti più comune fra collaboratori.
  • Gestione dei contenuti su piattaforme video. Registra il tuo brano nei sistemi di riconoscimento, così se qualcuno lo usa in un video tu incassi.
  • Consegna anche ai servizi minori. Poco rilevante nei numeri, ma alcuni negozi di nicchia pagano meglio per ascolto.
  • Assistenza umana. Sottovalutata finché non hai un problema urgente a due giorni dall'uscita.

Cosa non è un buon motivo per scegliere

  • «Ti mettono in playlist». Nessun distributore può garantirlo. Chi lo promette sta vendendo qualcosa che non controlla.
  • «Sono i più usati». Non significa che siano i migliori per il tuo caso.
  • Il prezzo più basso. Se il servizio trattiene poco ma paga solo sopra soglie alte, hai risparmiato niente.
  • Il pacchetto promozionale incluso. Quasi sempre vale meno di quanto costa.

Le etichette, e cosa cambia

Un'etichetta discografica non è un distributore: è un investitore. Anticipa dei costi — produzione, promozione, video — e in cambio prende una quota degli incassi, spesso maggioritaria, e talvolta la proprietà dei master per un periodo.

Non è di per sé un cattivo affare: dipende da cosa ci mettono. Le domande da fare a un'etichetta:

  • Quanto investono in concreto, in euro e in che voci?
  • Per quanti anni dura il contratto e su quante uscite?
  • I master tornano a me? Dopo quanto?
  • Cosa succede se non fanno quello che hanno promesso?

Un contratto discografico va letto da qualcuno che sa leggerli. È una spesa che si ripaga alla prima clausola che non avresti notato.

Le clausole da leggere davvero

I contratti di distribuzione sono spesso brevi e comprensibili. Le parti che meritano attenzione sono cinque, e stanno quasi sempre in fondo.

ClausolaCosa cercareCampanello d'allarme
Durata e rinnovoQuanto dura e come si disdiceRinnovo automatico con disdetta solo in una finestra stretta
EsclusivaSe ti impedisce di distribuire altroveEsclusiva mondiale su tutte le opere future
TitolaritàChi possiede i masterQualunque cosa diversa da «restano tuoi»
RecessoTempi e costi per andartenePreavvisi molto lunghi, penali
PagamentiSoglia minima, frequenza, commissioniSoglie alte con commissioni fisse sui prelievi

Il conto che quasi nessuno fa

Per capire quale modello conviene serve una sola divisione. Se il canone annuale è C e la trattenuta percentuale del servizio gratuito è P, il punto di pareggio in incassi annui è C diviso P.

Con un canone di 20 € e una trattenuta del 15 %, il pareggio è a circa 133 € di incassi l'anno. Sotto, conviene il gratuito; sopra, il canone.

Tradotto in ascolti, usando gli ordini di grandezza di quanto si guadagna con lo streaming: 133 € corrispondono all'incirca a 40-50 mila ascolti annui. È un numero che la maggior parte delle uscite indipendenti non raggiunge nei primi anni — motivo per cui, all'inizio, il modello a percentuale è quasi sempre la scelta razionale.

Le due cose da conservare, sempre

  • I file. Master, mix, tracce separate, progetto. Non solo sul computer: in due posti diversi, di cui almeno uno non fisicamente accanto all'altro. Fra cinque anni ti serviranno per un remix, per una raccolta, o per rimasterizzare.
  • I codici e i contratti. ISRC, UPC, copia del contratto firmato, ricevute. In un file di testo, non solo dentro il pannello del distributore — che è esattamente il posto a cui potresti perdere l'accesso.

Cambiare distributore

Si può, e capita a tutti prima o poi. La procedura:

  1. Segnati tutti gli ISRC e gli UPC Prima di fare qualunque cosa.
  2. Carica sul nuovo con gli stessi codici Così la cronologia degli ascolti non si spezza.
  3. Solo dopo, ritira dal vecchio Mai il contrario: se ritiri prima, il brano sparisce nel frattempo.
  4. Verifica che il profilo artista sia rimasto lo stesso È il passaggio in cui si sbaglia più spesso.

Domande frequenti

Qual è il miglior distributore musicale?

Non esiste una risposta valida per tutti, perché tutti i distributori seri raggiungono le stesse piattaforme. La scelta si fa su quattro cose: percentuale trattenuta, cosa succede se smetti di pagare, chi resta proprietario dei master, e quanto è facile andarsene portandosi i codici ISRC.

Meglio un distributore gratuito o a pagamento?

Se non sai quanto genererà il brano — cioè quasi sempre all'inizio — conviene il modello gratuito con trattenuta percentuale: non rischi nulla. Il canone annuale conviene quando gli incassi superano stabilmente il costo, e ha il rischio che smettendo di pagare la musica venga ritirata.

Posso cambiare distributore senza perdere gli ascolti?

Sì, se mantieni gli stessi codici ISRC e UPC e carichi sul nuovo distributore prima di ritirare dal vecchio. Se inverti l'ordine, il brano sparisce nel frattempo e la cronologia degli ascolti si spezza.

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