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Storie e curiosità

I brividi quando ascolti una canzone: cosa succede davvero

Una reazione fisica misurabile, provocata da onde di pressione nell'aria. È una delle cose più strane che il nostro corpo faccia.

5 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Si chiama frisson, o brivido estetico. È un evento fisico vero: pelle d'oca, un'ondata lungo la schiena o sulle braccia, a volte una variazione del battito cardiaco e della conduttanza della pelle. Si può misurare in laboratorio, e questo lo rende uno dei pochi ponti diretti fra un'esperienza estetica e una risposta corporea documentabile.

Cosa succede nel cervello

Gli studi che hanno costruito questo campo sono due, ed entrambi meritano di essere citati con precisione.

Nel 2001, uno studio di neuroimmagine osservò che l'intensità dei brividi correlava con l'attività in regioni cerebrali coinvolte nella ricompensa e nell'emozione — le stesse chiamate in causa da cibo, sesso e sostanze — e con una riduzione di attività in aree associate alla paura.

Nel 2011, uno studio successivo mostrò con maggiore precisione il rilascio di dopamina nello striato durante i momenti di picco di piacere musicale. Il dettaglio più interessante: il rilascio avveniva in due fasi distinte — una durante l'attesa del momento culminante, in una regione, e una durante il momento stesso, in un'altra.

La conseguenza notevole

Il piacere musicale non sta solo nel momento bello: sta anche, e forse soprattutto, nel momento in cui lo aspetti. È la conferma neurologica di quello che i compositori sanno da secoli e che sta alla base delle cadenze: la musica funziona costruendo aspettative.

Quali momenti provocano i brividi

Le analisi dei passaggi che le persone indicano come «quel punto lì» mostrano ricorrenze abbastanza precise:

  • Un ingresso improvviso. Una voce, un coro, uno strumento che entra dove non c'era niente.
  • Un salto di dinamica. Il passaggio da piano a forte, soprattutto se preparato da un vuoto.
  • Un'armonia inattesa. Un accordo che non era previsto, che risolve altrove.
  • L'allargamento improvviso. Da un suono stretto e centrale a uno ampio.
  • Una voce che si spezza. L'imperfezione umana in un punto esposto.

Il tratto comune è la violazione di un'aspettativa che il brano stesso aveva costruito. Per questo i brividi arrivano più spesso su musica conosciuta che su musica nuova: bisogna sapere cosa aspettarsi perché la violazione funzioni. È anche il motivo per cui il brivido su un pezzo che ami può ripresentarsi per anni sempre nello stesso punto.

Perché a qualcuno non succede

Le stime sulla percentuale di persone che sperimentano brividi musicali variano a seconda del metodo, e si collocano indicativamente fra metà e due terzi della popolazione. Non è una differenza di sensibilità morale: sembra collegata a caratteristiche stabili.

Il fattore che ricorre più spesso è l'apertura all'esperienza, e in particolare la componente legata all'immaginazione e all'impegno estetico. Alcune ricerche hanno inoltre riportato differenze strutturali nella connettività fra le aree uditive e quelle emotive, ma sono studi su campioni piccoli e vanno presi come indizi, non come conclusioni.

Se non ti è mai capitato

Non vuol dire che apprezzi meno la musica. Il brivido è una modalità di risposta fra le altre: molte persone descrivono un coinvolgimento intensissimo senza nessuna manifestazione fisica. È come per la memoria visiva o per il senso dell'orientamento — varia, e la variazione non è una gerarchia.

Come aumentare la probabilità che succeda

Non c'è un metodo garantito, ma le condizioni che ricorrono negli episodi riportati sono abbastanza chiare:

  1. Musica che conosci Serve l'aspettativa da violare. La musica del tutto nuova produce brividi più raramente.
  2. Ascolto attento Senza fare altro. Il brivido non arriva praticamente mai come sottofondo.
  3. In cuffia, o in un ambiente buono La qualità e l'immersione contano.
  4. In uno stato emotivo aperto Gli episodi sono più frequenti quando si è già emotivamente coinvolti.
  5. Con altre persone Molti riportano che l'esperienza collettiva — un concerto, un ascolto condiviso — amplifica la risposta.

Cosa si misura, e come

Vale la pena sapere che il brivido non è solo un racconto soggettivo: è accompagnato da variazioni fisiologiche che si registrano in laboratorio.

  • La conduttanza della pelle aumenta. È una misura indiretta dell'attivazione del sistema nervoso autonomo, la stessa che si usa in molti studi sulle emozioni.
  • Il battito cardiaco varia, con un andamento che tende a seguire l'intensità riportata.
  • La respirazione cambia ritmo nei secondi che precedono il picco.

La convergenza fra la segnalazione soggettiva — le persone premono un pulsante quando sentono il brivido — e queste misure è ciò che ha reso il fenomeno studiabile: è un raro caso in cui un'esperienza estetica si può ancorare a qualcosa di oggettivo.

Il momento esatto, e cosa succede prima

Uno dei risultati più eleganti in questo campo riguarda i tempi. Il rilascio di dopamina non avviene solo al momento del picco: avviene anche nei secondi che lo precedono, e in una regione cerebrale diversa.

Tradotto: il cervello premia sia l'aspettativa sia il suo soddisfacimento, e sono due eventi distinti. Ha due conseguenze interessanti:

  • Conoscere il brano non consuma l'effetto, lo rende possibile. Senza sapere cosa sta per arrivare non ci sarebbe attesa da premiare.
  • Il momento in cui la musica «sta per» succedere — il vuoto prima del ritornello, la nota tenuta che deve risolvere — non è un intervallo di attesa: è già parte dell'esperienza. È esattamente ciò che chi scrive musica costruisce nei pre-ritornelli.

Perché il corpo fa una cosa così inutile

La pelle d'oca è un residuo evolutivo: nei mammiferi pelosi serve a sollevare il pelo, per apparire più grandi in caso di minaccia o per trattenere calore. Su di noi, che di pelo ne abbiamo poco, non fa niente di utile.

Perché allora si attivi in risposta a una sequenza di suoni organizzati non ha una risposta stabilita. L'ipotesi più discussa è che la musica «dirotti» circuiti nati per altro — la risposta a suoni sociali significativi, come il pianto o il richiamo — e che il brivido sia il residuo di una reazione a un segnale vocale che ci riguardava.

È un'ipotesi, non una certezza. Ma dice qualcosa che vale comunque: la musica funziona perché somiglia a qualcosa che avevamo già.

Domande frequenti

Perché la musica fa venire la pelle d'oca?

È una risposta fisiologica misurabile, associata all'attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa e al rilascio di dopamina. Si presenta soprattutto nei momenti in cui il brano viola un'aspettativa che aveva costruito: un ingresso improvviso, un salto di dinamica, un'armonia inattesa.

A tutti vengono i brividi con la musica?

No: le stime variano a seconda del metodo e si collocano indicativamente fra metà e due terzi delle persone. Il fattore che ricorre più spesso è l'apertura all'esperienza. Non provare brividi non significa apprezzare meno la musica: è una modalità di risposta diversa.

Perché i brividi arrivano sempre nello stesso punto di una canzone?

Perché dipendono dall'aspettativa: bisogna conoscere il brano per sapere cosa sta per succedere. La ricerca ha mostrato che la dopamina viene rilasciata sia durante l'attesa del momento culminante sia durante il momento stesso — quindi conoscere il pezzo non consuma l'effetto, lo permette.

Da dove vengono i numeri

  • Blood & Zatorre, PNAS, 2001 — attività cerebrale e brividi musicali
  • Salimpoor et al., Nature Neuroscience, 2011 — rilascio di dopamina in anticipazione e al picco

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