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LUFS e loudness: perché alzare il volume non serve più

Per vent'anni si è alzato il volume dei dischi per non sembrare più deboli degli altri. Poi le piattaforme hanno tolto il senso a quella gara.

6 min di lettura Pubblicato il a cura della redazione Sintony

Il decibel di picco misura il punto più alto della forma d'onda. Non dice niente su quanto un brano sembra forte, perché l'orecchio umano non misura i picchi: integra l'energia nel tempo e pesa diversamente le frequenze.

I LUFSLoudness Units relative to Full Scale — misurano il volume percepito. Nascono da una raccomandazione europea per la radiotelevisione, la EBU R 128, e sono lo standard con cui oggi si misura il loudness in tutto il settore.

Le tre misure che contano

MisuraCosa diceQuando la guardi
LUFS integratiIl volume percepito medio di tutto il branoÈ il numero che conta per le piattaforme
LUFS a breve termineIl volume istante per istante (finestra di 3 secondi)Per vedere se il ritornello «sale» davvero
True peak (dBTP)Il picco reale dopo la conversione in analogicoPer non distorcere sui dispositivi

La normalizzazione, e cosa cambia

Le piattaforme di streaming riproducono i brani a un volume di riferimento comune: abbassano quelli più forti e alzano quelli più deboli, in modo che passando da un pezzo all'altro non si debba toccare la manopola.

Il valore di riferimento più diffuso si aggira intorno a -14 LUFS, con differenze fra servizi (alcuni usano valori più bassi) e con impostazioni che l'utente a volte può cambiare. I numeri esatti variano nel tempo, quindi vale più il principio del valore preciso.

La conseguenza pratica, che è tutta qui

Se consegni un master a -6 LUFS — cioè molto compresso e molto forte — la piattaforma lo abbassa fino al riferimento. Il tuo brano non suonerà più forte degli altri: suonerà uguale, ma avrà perso tutta la dinamica che hai schiacciato per arrivare a quel livello. Hai pagato un prezzo e non hai comprato niente.

A che livello consegnare

La risposta onesta è che non esiste un numero obbligatorio, e chi te ne dà uno come regola assoluta sta semplificando. Ma esistono indicazioni sensate:

  • Fra -14 e -9 LUFS integrati è la fascia in cui sta la maggior parte della musica contemporanea, a seconda del genere.
  • Il vero vincolo è il true peak: tenerlo a -1 dBTP o più basso. Sopra, la conversione digitale-analogico e soprattutto la codifica in formati compressi possono produrre picchi che distorcono su alcuni dispositivi.
  • Il genere conta più del numero. Una ballata acustica a -8 LUFS è schiacciata; un pezzo techno a -16 sembra spento. La dinamica va scelta in funzione della musica, non di una tabella.
Il modo giusto di usare i numeri

Non «devo arrivare a -14». Piuttosto: fai suonare bene il brano, poi misura dove sei finito e verifica che il true peak sia sotto -1 dBTP. Se il valore integrato è molto lontano dalla fascia tipica del tuo genere, è un segnale che vale la pena riascoltare — non un errore da correggere per forza.

La gamma dinamica, cioè la cosa che si perde

Comprimere per alzare il livello medio riduce la differenza fra i momenti forti e quelli deboli. Il risultato immediato è che il brano sembra più «potente»; il risultato a distanza di due minuti è che stanca, perché non succede più niente.

Questo effetto ha un nome ed è misurabile: si chiama affaticamento da ascolto, e la sua causa è l'assenza di variazione. Il ritornello che «esplode» esplode perché la strofa era più bassa — è lo stesso principio del contrasto in arrangiamento, applicato al livello.

Cosa fare in pratica

  1. Mixa lasciando margine Picchi del mix intorno a -6 dB. Non mettere niente sul master mentre mixi.
  2. In mastering, misura prima di agire Guarda dove sei con un misuratore di loudness, prima di toccare qualunque cosa.
  3. Alza fino a dove il brano non si rovina Il criterio è l'orecchio: c'è un punto in cui alzando ancora la cassa perde il colpo e la voce si appiattisce. Quello è il limite, qualunque numero sia.
  4. Controlla il true peak Sotto -1 dBTP. È l'unica soglia che è davvero una soglia.
  5. Confronta col volume allineato Metti il tuo brano e un riferimento commerciale allo stesso livello percepito, non allo stesso volume di fader. Solo così il confronto dice qualcosa.

Come si misura, in pratica

Serve un misuratore di loudness — ne esistono di gratuiti e sono inclusi in molti programmi. Cosa guardare, in ordine:

  1. Fai partire il brano dall'inizio alla fine Il valore integrato ha senso solo su tutto il pezzo: misurarlo su otto battute non dice niente.
  2. Leggi il valore integrato È il numero che le piattaforme useranno per normalizzare.
  3. Guarda il true peak massimo Deve stare sotto -1 dBTP. Questa è l'unica soglia vera.
  4. Guarda l'intervallo dinamico La differenza fra i momenti forti e quelli deboli. Se è vicino a zero, hai schiacciato tutto.
  5. Guarda l'andamento a breve termine Il ritornello deve leggere più forte della strofa. Se leggono uguale, hai perso il contrasto.
Il punto quinto è il più utile

È la misura che quasi nessuno guarda ed è quella che dice se il brano cresce. Un pezzo in cui strofa e ritornello hanno lo stesso valore a breve termine può avere numeri perfetti e suonare piatto, perché il volume non racconta più niente.

Le differenze fra generi, con dei riferimenti

Da usare come orientamento, non come obiettivi. Sono fasce tipiche osservate nella produzione contemporanea, e variano molto:

GenereFascia tipica (LUFS integrati)
Classica, jazz acusticoda -20 a -16
Cantautorato, folk, acusticoda -16 a -12
Pop, rockda -12 a -9
Hip hop, trapda -11 a -8
Musica da clubda -10 a -7

Se il tuo brano sta molto fuori dalla fascia del suo genere, è un'informazione — non necessariamente un errore. Un pezzo acustico a -8 LUFS è quasi certamente sovracompresso; un pezzo techno a -16 sarà alzato dalla piattaforma e potrebbe perdere impatto.

Perché la gara è finita

Fra gli anni Novanta e i Duemila i dischi sono diventati progressivamente più forti, perché su radio e CD un brano più forte catturava più attenzione. Il costo — dinamica azzerata, distorsione, affaticamento — è raccontato in la storia della loudness war.

La normalizzazione ha tolto il premio: se tutti vengono riportati allo stesso livello, essere più forti non dà più nessun vantaggio, e restano solo gli svantaggi. Da questo punto di vista, è la prima volta da trent'anni che conviene tecnicamente lasciare respirare un brano.

Un'avvertenza sui numeri

I valori di riferimento delle piattaforme cambiano, e le impostazioni utente possono modificarli. Prima di consegnare qualcosa a cui tieni, vale la pena verificare la documentazione aggiornata del servizio a cui lo mandi invece di fidarsi di un articolo — questo compreso.

Domande frequenti

Cosa sono i LUFS?

Sono l'unità di misura del volume percepito, definita a partire dalla raccomandazione europea EBU R 128. A differenza dei decibel di picco, tengono conto di come l'orecchio umano integra l'energia nel tempo e pesa le diverse frequenze: sono quindi molto più vicini a «quanto sembra forte» di quanto lo sia un picco.

A quanti LUFS devo masterizzare per Spotify?

Le piattaforme normalizzano intorno a -14 LUFS integrati, con differenze fra servizi e valori che possono cambiare nel tempo. Ma non è un obbligo: consegnare più forte non produce un ascolto più forte, produce solo meno dinamica. Il vincolo tecnico vero è il true peak, da tenere sotto -1 dBTP.

Se il mio brano è più basso degli altri, viene alzato?

Sì, la normalizzazione funziona in entrambe le direzioni. Va però considerato che alzare un brano molto dinamico può portare i suoi picchi vicino al limite: per questo alcune piattaforme applicano un limitatore in riproduzione o non alzano oltre una certa soglia.

Cos'è il true peak e perché deve stare sotto -1 dB?

È il livello massimo reale del segnale una volta ricostruita l'onda analogica, che può superare il picco misurato in digitale. Lasciare un margine di almeno 1 dB evita distorsioni introdotte dalla conversione e soprattutto dalla codifica in formati compressi, che può far salire ulteriormente i picchi.

Da dove vengono i numeri

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