C'è una convinzione che ferma molte persone sulla porta: che per fare musica bisogni prima imparare uno strumento, e che tutto quello che si fa senza sia una scorciatoia. È una convinzione ragionevole e sbagliata da circa quarant'anni.
Dalla metà degli anni Ottanta esiste un modo di scrivere musica che non passa dalle dita: si indicano le note su una griglia — quale nota, quando, quanto forte, quanto lunga — e una macchina le esegue. Non è un surrogato del suonare: è una tecnica diversa, con vantaggi e limiti propri, ed è quella con cui è fatta la maggior parte della musica che ascolti in radio.
Le quattro strade di chi non suona
1. Disegnare le note
La griglia a pianoforte: verticale le altezze, orizzontale il tempo. Clicchi e c'è una nota. Il vantaggio rispetto al suonare è che puoi pensare quanto vuoi prima di ogni scelta, e correggere all'infinito. Lo svantaggio è che non ti verranno mai in mente le cose che vengono in mente alle mani — un chitarrista scrive certi accordi perché le dita ci arrivano comode, e quelle forme lì tu non le troverai mai cliccando.
2. Cantare, poi trascrivere
La più sottovalutata, e la migliore per le melodie. Canti l'idea, la registri, e poi la ricostruisci nota per nota. Ha un pregio enorme: la voce non ha una tecnica che ti limita, quindi le melodie che canti sono davvero quelle che hai in testa, non quelle che le dita sanno fare.
Loop di quattro accordi, telefono che registra, venti minuti di canto a sillabe senza fermarsi mai. Poi si riascolta col taccuino e si segnano i minuti e i secondi dei momenti buoni. Ne escono tre o quattro spunti utili su venti minuti — ed è un ottimo rapporto.
3. Prendere i giri già fatti
I giri di accordi non sono protetti da diritto d'autore: una progressione come Do – Sol – La minore – Fa è un bene comune, usato in migliaia di brani famosi. Puoi partire da lì senza nessun problema, morale o legale. Quello che è protetto è la melodia, e in parte l'arrangiamento specifico. L'elenco dei giri che funzionano sta in i giri di accordi più usati.
4. Costruire coi pezzi
Loop già registrati che si incastrano perché sono allo stesso tempo e nella stessa tonalità. È il modo più rapido di avere qualcosa che suona, e ha un rischio preciso: tutti hanno accesso agli stessi pezzi, quindi il rischio non è fare una brutta canzone ma farne una identica a quella di altri mille. Il rimedio è usarli come fondo e metterci sopra qualcosa di tuo — di solito la voce.
Quanta teoria serve davvero
Molta meno di quanto si pensi, e serve in un ordine preciso. Ecco cosa ti cambia la vita, in ordine di resa:
- Maggiore e minore La differenza fra i due caratteri fondamentali. Una nota di distanza, un mondo emotivo diverso. Sta in maggiore e minore.
- Cosa vuol dire «essere in tonalità» Che esistono sette note che vanno bene insieme e cinque che stonano. Sapere quali sono ti risparmia il novanta per cento delle note sbagliate. Vedi capire la tonalità.
- I gradi Che il primo accordo è la casa, il quinto è la tensione, il quarto è la partenza. Con questo capisci perché i giri che ti piacciono funzionano.
- Tutto il resto Modi, tensioni, sostituzioni: servono quando hai un problema che non sai risolvere a orecchio. Prima, no.
Il punto è che la teoria musicale non è un insieme di regole scritte prima: è la descrizione, fatta dopo, di quello che alle persone piace sentire. Non ti dice cosa fare — ti dice perché quella cosa che hai fatto a orecchio funzionava.
Cosa ti perdi davvero
Sarebbe disonesto dire che non cambia niente. Cambiano tre cose:
- La velocità. Chi suona prova un'idea in tre secondi. Tu ci metti tre minuti a disegnarla. Su una sessione di due ore è una differenza enorme in numero di idee provate.
- Gli incidenti. Molte cose belle nascono da errori delle dita. Cliccando non sbagli mai, e non sbagliare è un limite.
- Suonare con altri. Questo non si aggira in nessun modo. Fare musica in una stanza con altre persone è un'esperienza che non ha equivalente digitale.
Il compromesso da un'ora
Se vuoi ridurre quasi del tutto lo svantaggio senza «imparare uno strumento», c'è una scorciatoia onesta: impara quattro accordi al pianoforte. Non a suonare il pianoforte — quattro accordi, con la mano destra, tenuti.
Ci vuole un'ora, forse due. Da quel momento puoi provare un'idea armonica in tre secondi invece di tre minuti, e recuperi la maggior parte della velocità che ti manca. È il rapporto sforzo-risultato migliore che esista in tutta la musica.
I quattro accordi da imparare, con le dita
Se decidi di fare l'ora di investimento, questi sono i quattro. Al pianoforte, mano destra, note bianche tranne dove indicato:
| Accordo | Note | Come si trova |
|---|---|---|
| La minore | La – Do – Mi | Un dito, salti un tasto bianco, un dito, salti, un dito |
| Fa | Fa – La – Do | Stessa forma, partendo dal Fa |
| Do | Do – Mi – Sol | Stessa forma, partendo dal Do |
| Sol | Sol – Si – Re | Stessa forma, partendo dal Sol |
La cosa notevole: è sempre la stessa forma della mano, spostata. Uno, salta uno, uno, salta uno, uno. Con questo movimento e quattro posizioni di partenza hai il giro più usato della musica popolare, e ci puoi provare qualunque idea in tre secondi.
Non stai imparando il pianoforte. Stai comprando velocità di verifica, che è la sola cosa che ti manca davvero rispetto a chi suona.
Il vantaggio nascosto di chi non suona
Poco detto e vero: chi ha studiato uno strumento per anni ha delle abitudini motorie profonde, e quelle abitudini producono sempre le stesse figure. Un chitarrista tende a scrivere quello che le dita sanno già fare; un pianista scrive negli intervalli che la mano copre comodamente.
Chi disegna le note su una griglia non ha questi vincoli. Può scrivere una linea di basso che nessun bassista suonerebbe, un accordo che una mano non copre, un passaggio impossibile da eseguire. Una parte considerevole del suono della musica elettronica degli ultimi quarant'anni nasce esattamente da qui — da cose che non si sarebbero mai potute suonare.
Non è un premio di consolazione: è una libertà reale, e vale la pena usarla invece di cercare di imitare cose suonate.
Una cosa da smettere di dirsi
«Non so suonare» come frase che chiude il discorso è quasi sempre falsa in un modo specifico: vuol dire «non so eseguire». Ma comporre è un'altra cosa da eseguire, e sono due mestieri che la storia della musica ha tenuto separati molto più spesso di quanto ricordiamo. Ci sono autori enormi che non erano esecutori, e la registrazione multitraccia ha reso questa separazione totale: oggi puoi costruire, un pezzetto alla volta, qualcosa che non sapresti eseguire nemmeno lontanamente. Non è barare. È il modo in cui è fatta quasi tutta la musica registrata.
Domande frequenti
Si può comporre senza saper leggere la musica?
Sì. La notazione su pentagramma è un sistema per trasmettere musica ad altri esecutori, non per inventarla. La quasi totalità della musica pop, rock, hip hop ed elettronica è composta senza scriverne una nota su un rigo.
Quanto tempo serve per imparare abbastanza teoria?
Per il minimo utile — maggiore e minore, tonalità, i gradi principali — bastano poche ore distribuite su qualche settimana, meglio se applicate subito a un brano tuo. La teoria studiata senza applicarla si dimentica in giorni.
Usare loop già fatti è barare?
No, ma è rischioso in un senso pratico: chiunque abbia la stessa libreria può fare la tua stessa cosa. Usali come base e aggiungi qualcosa che non è nella libreria — voce, un suono registrato da te, una melodia. Controlla sempre la licenza prima di pubblicare.